Pasionaria Pigra

Peggiori e peggioratori

di Dania | tutti gli articoli dell'autore
Per molti di noi è stata sfortuna generazionale.

Per esempio, io mi sono laureata nel 2002 e avevo la lode e i meriti e le pacche sulle spalle e gli applausi a scena aperta.
Il mio primo contratto è stato di Prestazione d’opera intellettuale e io, vittima dell’aggettivo, me ne bullavo con le amiche e dicevo questi sono i contratti del futuro, cose di cervello, di stima, di flessibilità e creatività.
Poi hanno trasformato il contratto in una Prestazione occasionale, dimezzandomi la paga e la durata, e io dicevo va bene, stanno rodando un po’ la macchina del progresso, ma poi la metteranno in sesto e andrà tutto bene.

Andrà tutto bene.

Ho accumulato contratti, che erano diventati collaborazioni coordinate e continuative, anche più di uno nello stesso periodo, e tutti mi dicevano eh, ma vedrai, quando si accorgeranno che vali lo troverai il posto fisso e diventerai come noi che abbiamo quelle cose di diritto, le ferie, la malattia pagata, i permessi, i buoni pasto.
Le prestazioni coordinate e continuative sono diventate contratti a progetto, dove il progetto era quasi sempre lavorare come dipendente, ma non essere dipendente, allora mi scervellavo per capire come fare le cose senza farle, in modo che potessi seguire le regole senza seguire le regole, che potessi fregare lo Stato, fregandomi, per non essere fregata dai datori di lavoro.
Ed ero vittima, ma anche complice dei carnefici e tutti mi dicevano pazienza, se davvero vali poi arriva il posto fisso e diventerai come noi che abbiamo quelle cose di diritto.
Poi sono arrivati i tempi determinati e poi altri progetti e poi occasionali e poi sostituzioni maternità.
E tutti perdevano il posto fisso e venivano da me a farsi spiegare ma com’è possibile che anche se vali poi il lavoro te lo tolgono e ti danno i progetti e ti sostituiscono con gli stagisti e ti tolgono le cose di diritto? E mi chiedevano ma com’è che si sopravvive e si resiste tanti anni senza poter chiedere un prestito in banca, senza poter fare progetti a lunga scadenza, senza poter pianificare di fare un figlio, senza poter comprare casa, senza sapere cosa farai tra un anno o sei mesi?
E io mi sentivo come quella che per prima era sbarcata sulla Luna e si era abituata a vivere senza gravità e aveva imparato a mangiare cibo in capsule e a fare la pipì a testa in giù e spiegavo a tutti come si vive senza progettare il futuro, senza accesso al credito, senza malattia e maternità pagate, senza sicurezza previdenziale.

Alla fine è arrivato il tempo indeterminato, ma avevo uno stipendio basso basso e mi dicevano che era “causa crisi”, la stessa crisi che aveva giustificato tutti i calci in culo degli anni passati, perché la crisi è un po’ come l’herpes, che se ce l’hai avuta poi ritorna, ed è la peggiore delle scuse, ma anche il migliore degli alibi.

Allora ho lasciato il posto fisso, che mi dava alcune cose di diritto, ma che non mi dava abbastanza da mangiare, e ho aperto una partita IVA e sono diventata come volevano loro: una libera professionista. Un’imprenditrice nel regime dei minimi.

E se prima non sapevo cosa avrei fatto dopo un anno, adesso, finalmente, non so cosa farò domani.

E quando quel Ministro dice che siamo l’Italia peggiore non ha torto.
Siamo l’Italia peggiore che potessero fare.

Perché con le loro leggi immonde sul lavoro, con la disattenzione verso i giovani, con il disinteresse verso le famiglie, con la loro mannaia sull’istruzione, con la loro incapacità di governare, di promuovere lo sviluppo, di difendere le risorse, di incentivare le imprese, sono riusciti a fare davvero la peggiore Italia.

E sono sicura che, con il tempo, sarebbero capaci di fare un’Italia ancora peggiore. E non ci chiederebbero nemmeno scusa.

Ma un’Italia peggiore della peggiore Italia io non voglio vederla.
Spero, vivamente, che smetteremo di rinnovare i contratti a questi peggioratori.
17 giugno 2011