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di Dania
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Da piccola, a scuola, usavo quel libro che si chiamava sussidiario. Il sussidiario era il secondo testo dopo quello di lettura e dentro c’era tutta la scienza che avrei dovuto comprendere e sapere e c’era la matematica, c’era la storia e c’era la geografia.
Nel sussidiario c’era la cartina dell’Italia e in classe ne avevamo anche una appesa alla parete, ma alla parete c’era l’Italia politica, quella con le regioni colorate ognuna di un colore diverso, mentre nel sussidiario c’era l’Italia fisica, che era quella con le montagne, i fiumi, i laghi, il mare.
A me piaceva l’Italia, con gli Appennini, le Alpi, la forma di stivale, le isole, le città che non avevo mai visto e il golfo di Napoli e le regioni con più mari e Lampedusa che era sotto l’Africa.
Mi sentivo molto italiana, molto napoletana e poi molto italiana e pensavo che bel paese, che posto perfetto, perché io non ne sapevo ancora nulla di tutto il resto del mondo, di tutte le volte che sarei emigrata, di tutti i lavori persi e non pagati, di tutte quelle volte che non sarei andata avanti perché non conoscevo nessuno, perché ero donna, perché funziona così, perché fatti furba, perché c’è il condono, perché chi la dà va avanti, perché se ne vanno tutti, che all’estero c’è futuro, perché abbiamo votato il meno peggio, perché sono tutti mafiosi, ma non ci possiamo fare nulla.
A me piaceva l’Italia e il suo clima temperato e la sua agricoltura e le sue produzioni tipiche e l’artigianato e il turismo e le città di mare. Mi piacevano le colline disegnate di marrone più chiaro e i vulcani e le coste frastagliate.
In Italia piove, piove da qualche giorno e si muore per la pioggia e nessuno sa se si poteva evitare e poi si punta il dito e si dice si poteva scavare, non bisognava costruire, non bisognava approfittare.
In Italia a volte crollano edifici nuovi per piccoli terremoti e poi si aprono voragini e si allagano case e strade e si sradicano alberi e si riempiono le città di fango e nessuno si assume la responsabilità della casa senza fondamenta, del cemento fatto con la sabbia, dei canali mai dragati che c’è la crisi, la crisi, la crisi, la gente, dice il premier, riempie i ristoranti, quindi sta bene, quindi non sa che poteva evitare di morire per la pioggia.
A me piaceva l’Italia e piace ancora, nonostante l’acqua e nonostante il fango che ci governa e seppellisce.
Le calamità, le alluvioni capitano in tutto il mondo.
Quando succedono tra le pagine del mio sussidiario, non me ne voglia nessuno, io mi sento forse un po’ più triste.